Dopo 58 anni il divorzio. Saipem si separa dall’Eni ma resta sotto l’ombrello pubblico, perché il secondo azionista forte, dietro al Cane a sei zampe, sarà il Fondo strategico italiano, che fa capo alla Cassa depositi e prestiti. Eni cede il 12,5% del suo 42,9% a prezzo di mercato, all’interno di una forchetta compresa tra 8,83 e 7,40 ad azione, restando quindi al momento con il 30,4%. Cambia anche il simbolo. Addio cane a sei zampe, il nuovo logo è una S blu con un solo trattino giallo-Eni, a ricordare le origini della società di ingegneristica creata da Enrico Mattei nel 1957 e diventata nel corso degli anni una delle società leader nel mondo nei servizi petroliferi. Il closing dell’operazione è previsto entro il 30 aprile 2016. «Un punto di svolta nella storia di Saipem – ha spiegato l’amministratore delegato Stefano Cao -. Abbiamo un nuovo assetto azionario, una nuova struttura finanziaria e nuovi obiettivi strategici».

L’accordo

Eni e Fsi, che stringeranno un patto parasociale sul 25% (porteranno fino a un massimo del 12,5% ciascuna) , si impegnano a sottoscrivere l’aumento di capitale che sarà effettuato nel primo trimestre 2016 e sarà pari a 3,5 miliardi. L’accordo, raggiunto martedì in tarda serata, è arrivato al termine dei tre consigli che si sono riuniti ieri: quello di Saipem a Londra, di Eni e Cdp-Fsi a Milano. Mercoledì mattina l’amministratore delegato di Saipem, Stefano Cao, presenterà alla comunità finanziaria il nuovo assetto insieme al nuovo piano strategico. Fsi metterà sul tavolo circa 929 milioni tra azioni e adesione per la propria quota all’aumento di capitale, che sarà di 3,5 miliardi. “L’investimento è coerente con la missione di Fsi – spiega una nota del Fondo – di investire in aziende strategiche per l’economia italiana e con un orizzonte temporale de medio-lungo termine, il linea con le prospettive di Saipem collegate alle dinamiche dell’oil&gas.

L’aumento di capitale

Aumento di capitale e rifinanziamento del debito, a cui sta lavorando un pool di banche italiane e straniere (Banca Imi, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Citigroup, Deutsche Bank, London Branch, Mediobanca, Banca di credito finanziario, Goldman Sachs, JpMorgan) sono strettamente legati. Saipem ed Eni hanno anche sottoscritto un accordo volto a disciplinare il rimborso integrale del debito della controllata verso il Cane a sei zampe. Saipem attingerà dal sistema bancario 4,7 miliardi, di cui 3,2 miliardi serviranno a rimborsare i crediti residui verso l’Eni. Cao ha spiegato che l’aumento di capitale «riporterà l’indebitamento in linea con quello dei principali concorrenti, permettendo quindi il rifinanziamento del debito residuo di 3,2 miliardi a tassi competitivi».

I rapporti con il Cane a sei zampe

L’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, già a luglio 2014 aveva manifestato l’intenzione di valorizzare la quota in Saipem e di deconsolidare il debito tutto in carico alla casa madre. Una zavorra per il colosso energetico. E la scelta ad aprile di mettere Cao alla guida di Saipem, già amministratore delegato della società di ingegneristica dal 1996 al 2000, nasceva con l’obiettivo di creare le condizioni per rendere la controllata in grado di camminare da sola. Nel piano strategico del marzo scorso l’Eni aveva solo accantonato l’ipotesi di cedere Saipem in attesa di uscire dalle secche del crollo del prezzo del petrolio, che sta trasformando radicalmente lo scenario internazionale. “Le risorse finanziarie addizionali di cui Eni potrà disporre – ha spiegato Descalzi – saranno destinate allo sviluppo delle ingenti riserve di olio e gas che abbiamo scoperto negli ultimi anni”. Eni stima di incassare complessivamente circa 6,5 miliardi derivanti dal rimborso integrale dei crediti vantati verso Saipem (stimati in circa 6,1 miliardi) e dalla cessione della quota partecipativa ceduta (stimata in circa 400 milioni). Considerato quanto Eni sborserà per la sottoscrizione dell’aumento di capitale, l’incasso netto del colosso dell’energia sarà di circa 5,4 miliardi, mentre la riduzione dell’indebitamento finanziario netto sarà pari a cierca 5,1 miliardi.

I conti

I conti dei primi nove mesi approvati martedì mostrano il forte impatto delle svalutazioni annunciate con la semestrale, con una perdita netta di 866 milioni. Nel trimestre il risultato netto è invece a 54 milioni, i ricavi sono calati del 12,5% a 3,072 miliardi mentre il risultato operativo è stabile a 150 milioni: numeri “incoraggianti” per l’amministratore delegato Stefano Cao. Il debito è salito a 5,7 miliardi (al 30 settembre 2015).

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